Appc, Confabitare e Unioncasa lamentano l’esclusione dalla consultazione sui bonus edilizi
In una lettera inviata alla presidenza del Consiglio, le tre associazioni hanno manifestato il dispiacere di non essere state invitate a partecipare all’audizione
Vincenzo Vecchio, Flavio Sanvito e Alberto Zanni, presidenti rispettivamente di Appc, Unioncasa e Confabitare, si sono rivolti alla presidenza del Consiglio dei ministri, manifestando lo sdegno per non essere stati invitati a partecipare alla consultazione sui bonus edilizi di lunedì 20 febbraio.
Nella lettera che hanno firmato, i tre presidenti hanno sottolineato il dispiacere nell’aver appreso di una convocazione limitata solo ad alcune associazioni di categoria della proprietà immobiliare, discriminandone altre come le loro. «Riteniamo la nostra esclusione immotivata, essendo le tre scriventi maggiormente rappresentative della proprietà immobiliare ai sensi del Dm 16/01/2017», si legge, «le nostre associazioni sono portatrici degli interessi della proprietà immobiliare e insieme rappresentano la maggioranza di coloro che, all’interno di tale categoria, hanno fatto una scelta associativa. Ci auguriamo che il non averci invitato all’incontro, seppure preventivamente richiesto e ottenendo rassicurazioni, sia imputabile a un errore di percorso e non di scelta politica perché se così fosse sarebbe gravissimo».
Spazio poi a un parere sulla questione superbonus e cessione dei crediti: «Sui superbonus condividiamo, a differenza di altri, arroccati su posizioni corporative e oltranziste, le recenti scelte e preoccupazioni del governo, ma abbiamo proposte dirette a evitare il blocco dei cantieri senza sfasciare il bilancio dello Stato e senza frustrare le legittime aspirazioni di imprese e cittadini. Siamo ben consapevoli che il tutto gratis è una follia perché qualcuno, alla fine, deve pagare».
Proseguono, infine, accendendo i riflettori su una potenziale soluzione al problema e l’invito a essere considerati nel processo decisionale: «I conti dello Stato si possono e si devono mettere in sicurezza, la finanza creativa e lo sperpero di denaro pubblico si traducono in tasse, soprattutto per gli attuali piccoli proprietari e per le future generazioni. Si deve, tuttavia, dare certezza giuridica ai cittadini e garantire a tutti e non solo a pochi, la possibilità, anche in modo programmato e graduale, di accedere ai benefici per il recupero del patrimonio edilizio. Ancor più alla luce dell’attuale Direttiva europea sugli edifici energivori che potrebbe colpire molto pesantemente il patrimonio immobiliare italiano. Restiamo, quindi, in attesa di un cortese, sollecito e convincente chiarimento in merito, ribadendo la nostra disponibilità a confrontarci e a sottoporre le nostre proposte».
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di Guglielmo Saporito e Filippo di Mauro







