Caldaie, Bruxelles punta allo stop a partire dal 2029
Divieto di vendita per tutte le caldaie a gas, a partire dal 1° settembre del 2029. E, stavolta, non con una norma che dà indicazioni generali e di principio, da attuare nei singoli Paesi membri, ma con un regolamento, direttamente applicativo. La novità, che è facile definire un terremoto per un intero settore produttivo, è contenuta nella bozza di revisione del regolamento 813/2013/Ue (il cosiddetto Ecodesign), che sarà discussa in un Consultation forum della Commissione europea in programma il 27 aprile. Un passaggio decisivo per la redazione del testo definitivo, che dovrebbe arrivare entro quest’anno ed essere pubblicato nel corso del 2024.
La questione è molto tecnica e passa dalle tabelle allegate al provvedimento. Viene illustrata da Valentina D’Acunti, capo comparto gas di Assotermica, l’associazione dei produttori di apparecchi e componenti per impianti termici, federata in Anima Confindustria: «Il divieto si materializza attraverso la definizione di un limite minimo di efficienza stagionale per la categoria delle caldaie pari al 115 per cento. Questo limite taglia fuori dal mercato qualsiasi caldaia, indipendentemente dalla possibilità di essere alimentata con combustibili rinnovabili».
Il regolamento, che disciplina gli standard che i prodotti immessi sul mercato europeo devono rispettare, non vieta cioè esplicitamente le caldaie, ma fissa dei parametri che nessun apparecchio esistente è in grado di soddisfare. E, nel farlo, blocca di fatto anche le caldaie alimentate con gas rinnovabili: sul mercato, italiano ed europeo, sono già presenti caldaie pronte a lavorare con miscele di idrogeno al 20% o con bio-metano al 100 per cento.
Qui bisogna fare un passo indietro. La direttiva Case green o Epbd (Energy performance of buildings directive), approvata il 14 marzo dal Parlamento europeo e avviata verso il Trilogo (la trattativa tra istituzioni europee), ha dedicato diversi passaggi alle caldaie. Il principio è che sia per i nuovi edifici che per quelli esistenti in fase di ristrutturazione, a partire dal recepimento del testo scatterà il divieto di utilizzare sistemi di riscaldamento a combustibili fossili. Soprattutto, le caldaie a gas. In questi limiti, però, non rientrano i sistemi ibridi (quelli costituiti da una caldaia a condensazione e da una pompa di calore) e le caldaie certificate per funzionare con combustibili rinnovabili (come il biometano o l’idrogeno). Le caldaie alimentate con gas verdi, insomma, sono ammesse dalla Epbd.
Il regolamento Ecodesign, invece, le taglia fuori: «Con questi standard - prosegue D’Acunti - non si prospetta alcun futuro per i gas rinnovabili nel settore del riscaldamento residenziale». Resteranno sul mercato principalmente le pompe di calore elettriche e gli apparecchi ibridi (pompa di calore + caldaia a gas), anche se per questi ultimi si prospettano ulteriori problemi, legati al regolamento Ecolabelling, in discussione insieme all’Ecodesign: «Quel testo - prosegue D’Acunti - vede esclusivamente le tecnologie elettriche nelle prime due classi di efficienza energetiche popolate (B e C), quindi saranno le uniche a poter usufruire di incentivi in futuro, dal momento che sia il regolamento che la Epbd suggeriscono di incentivare solo tecnologie ricadenti nelle prime due classi».
Questa impostazione viene duramente criticata da Alberto Montanini, presidente di Assotermica: «L’esclusione degli apparecchi di riscaldamento a combustione porterebbe a focalizzare la transizione energetica di fatto su un’unica soluzione – l’elettrificazione – determinando una serie di criticità con ricadute sulla competitività della nostra industria, sulla sostenibilità economica e sociale per le famiglie, sulla stabilità e sulla resilienza del nostro sistema energetico. Criticità che rischiano di compromettere anche l’attuazione del percorso di decarbonizzazione dei consumi domestici. Senza dimenticare che così si danneggia un intero sistema produttivo: l’Italia è leader per la produzione di componenti».
Queste perplessità sono condivise da altre associazioni. Due giorni fa è arrivata sul tema una nota congiunta di Proxigas, Assogasliquidi, Assotermica, Federcostruzioni, Ance e Applia Italia: «Per il nostro Paese, dove il gas è centrale nel settore domestico si prospettano ricadute sulla competitività dell’industria, sulla sostenibilità economica e sociale per le famiglie, sulla stabilità e sulla resilienza del sistema energetico». Nel 2022 in Italia sono state installate 1,1 milioni di caldaie su un totale di circa 19 milioni di apparecchi.
Salva casa, occhio ai rischi per i tecnici asseveratori
di Guglielmo Saporito e Filippo di Mauro







