Locazione

Cedolare secca: Confabitare dice sì alla reintroduzione per le locazioni commerciali, ma previo accordo

Si suggerisce la convocazione di un «tavolo delle associazioni della proprietà edilizia e dell’artigianato e del commercio» sollecita il presidente Zanni

immagine non disponibile


Confabitare - Associazione proprietari Immobiliari - ha inviato una lettera alla VI Commissione Finanze per prendere atto della proposta di reintrodurre la “cedolare secca” nelle locazioni commerciali, come indicato nella bozza del Ddl delega riforma fiscale 2023. Questa misura - comunica una nota - mira a rilanciare il settore del commercio e dell’artigianato, fornendo un incentivo per mettere sul mercato immobili destinati ad attività commerciali.

Alberto Zanni, presidente nazionale di Confabitare, ha commentato: «Con questa lettera, esprimiamo il nostro sostegno alla proposta di reintrodurre la cedolare secca per le locazioni commerciali. Questo regime fiscale semplificato, che prevede l’applicazione di una percentuale fissa sul canone di locazione, elimina la necessità di calcolare l’imposta sul reddito secondo i parametri ordinari. Ciò potrebbe stimolare il settore del commercio e dell’artigianato, offrendo un incentivo per l’immissione sul mercato di immobili destinati ad attività commerciali. A questo punto è fondamentale un accordo nazionale per la sua applicazione corretta».

La reintroduzione della cedolare secca potrebbe favorire la rinegoziazione dei canoni di locazione, rendendoli più accessibili per le attività commerciali, e contribuire a ridurre le pratiche di locazione non conformi alla normativa fiscale vigente. Confabitare suggerisce di basarsi sull’esperienza delle norme esistenti, come la legge 431 del 1998 che disciplina le locazioni residenziali e il decreto ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 16 gennaio 2017 che regolamenta i contratti di locazione a canone agevolato, per fornire spunti e principi utili nell’intervento nel settore non residenziale.

Confabitare ritiene fondamentale coinvolgere le associazioni di categoria dell’industria, dell’artigianato e del commercio per raggiungere un accordo nazionale che stabilisca regole e standard per l’applicazione della cedolare secca e degli altri strumenti proposti. In tal senso, si suggerisce la convocazione di un «tavolo delle associazioni della proprietà edilizia e dell’artigianato e del commercio», promosso dal ministero del Made in Italy, simile a quello già istituito nel 2016 presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per i canoni agevolati.

Tale tavolo consentirebbe di definire un accordo nazionale che stabilisca le modalità di applicazione della cedolare secca, prevenendo errori e abusi nell’interpretazione della normativa. Zanni conclude affermando: «Riteniamo importante che l’accordo nazionale stabilisca le modalità di applicazione della legge, definisca le procedure per le attestazioni bilaterali tra le parti, fornisca modelli di contratto standard e stabilisca i criteri per gli accordi integrativi e modificativi. Tutto ciò per garantire una corretta applicazione della cedolare secca e prevenire possibili ambiguità o abusi nella sua implementazione»- conclude Zanni.

Per saperne di piùRiproduzione riservata ©