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Confabitare spinge per misure anticendio stringenti utili a ridurre i rischi e garantire la sicurezza degli edifici

In occasione dell’anniversario della tragedia della Torre del Moro, l’associazione lancia una campagna per l’aggiornamento della Regola Tecnica Verticale

A un anno di distanza dall'incendio della Torre del Moro che, il 29 agosto 2021, ha visto un edificio di 16 piani prendere fuoco, sconvolgendo la città di Milano e l'opinione pubblica, le misure adottate sul fronte sicurezza degli stabili in materia di incendi rimangono ancora poche. Lo conferma Confabitare, associazione nazionale a tutela della proprietà immobiliare che, constatata l'urgenza di provvedimenti utili a ridurre i rischi e a tutelare gli edifici civili, ha deciso di lanciare una campagna di sensibilizzazione e chiedere la revisione della Regola Tecnica Verticale, la principale normativa vincolante per i progettisti.

Verso una revisione della Regola Tecnica Verticale

Nata dalla collaborazione con Movimento Consumatori e Rockwool Italia, l'iniziativa si propone di risolvere uno degli aspetti più problematici della legge che, in vigore dal 7 luglio scorso, non impone ancora l'uso di materiali incombustibili nella ristrutturazione degli edifici più a rischio, ovvero quelli di altezza superiore ai 18 metri, gli ospedali, le case di cura e le scuole. Un accorgimento che, soprattutto nell'isolamento e rivestimento dei palazzi con un numero elevato di piani, dove le fiamme che salgono verso l'alto possono diventare letali, gioca un ruolo fondamentale nell'evitare la propagazione dell'incendio e l'emissione di gas tossici. Come successo al grattacielo di via Antonini, la cui facciata di polietilene ha sicuramente contribuito alla rapida combustione del palazzo a partire da un mozzicone di sigaretta.

Aggiornare la normativa per tutelare la sicurezza

«L'Italia è in ritardo rispetto a numerosi altri paesi in Europa rispetto alle norme anticendio», ha sottolineato Alberto Zanni, presidente nazionale di Confabitare, «l'anniversario di questo incidente deve essere un monito per i professionisti del settore dell'edilizia e per gli enti regolatori: serve subito un cambiamento di rotta all'insegna della sicurezza, prendendo a esempio i migliori casi internazionali». Della stessa opinione anche Bruno Ceccarelli, presidente della Commissione Urbanistica Edilizia Privata Sistema Agricolo Milanese: «La crescita dell'altezza degli edifici è un fenomeno che riguarda da vicino città in continuo sviluppo come Milano. Ma non c'è crescita senza sicurezza, che è un diritto, e la prevenzione è fondamentale. Le norme vanno aggiornate perché alla base del concetto di abitare ci deve sempre essere una cultura della sicurezza e della sostenibilità».

Come il Regno Unito

A spingere questa necessaria rivoluzione potrebbe aiutare, secondo Paolo Migliavacca, business unit director di Rockwool Italia, fare riferimento a un esempio virtuoso come quello del Regno Unito: «Dopo la tragedia della Grenfell Tower, il governo ha adottato un divieto all'utilizzo di materiale combustibile per palazzi di altezza superiore ai 18 metri in modo da evitare il ripetersi di episodi spiacevoli. Spetta ora all'Italia conformarsi a quest'approccio, assicurare l'integrità di edifici e facciate e perseguire quest'obiettivo senza eccezioni».

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