Crediti incagliati a 19,9 miliardi. Governo verso le compensazioni
Al via i tavoli tecnici con banche, costruttori e proprietari per sbloccare in tempi brevi i bonus fermi nei cassetti fiscali
La montagna dei crediti d’imposta prodotti dai bonus edilizi e incagliati per il blocco del mercato cresce, e arriva alla nuova cifra monstre di 19,336 miliardi. Ma la soluzione è alle viste. E passa, come anticipato domenica dal Sole 24 Ore, dalle compensazioni attraverso gli F24 del sistema bancario.
Sono questi i due elementi emersi con chiarezza dal giro di incontri del 20 febbraio a Palazzo Chigi fra il governo, le banche, Cdp, i costruttori e i rappresentanti della proprietà edilizia. L’esecutivo, rappresentato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dal suo vice Maurizio Leo, dal sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano e dal titolare dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, ha soprattutto ascoltato, com’era nelle intenzioni della vigilia. Ma ha anche prospettato una serie di interventi possibili: da valutare prima di tutto sul criterio dell’efficacia in tempi stretti, perché il problema ha dimensioni tali da non tollerare un’attesa troppo lunga. «Cerchiamo una soluzione sull’intero ammontare dei crediti - ha spiegato Giorgetti nel corso dei vertici -, ma l’urgenza ora è sullo stock di quelli che in base alle rilevazioni delle Entrate fanno riferimento alle imprese dell’edilizia. Lo sforzo che facciamo oggi e nei prossimi giorni con i tavoli tecnici è come far sgonfiare questa bolla». Nel tavolo tecnico, che coinvolgerà gli stessi interlocutori ascoltati lunedì 20, «saranno individuate norme transitorie al fine di fornire soluzioni nel passaggio dal regime antecedente al decreto a quello attuale, tenendo conto della situazione delle imprese di piccole dimensioni e di quelle che operano nelle zone di ricostruzione post-sisma», fa sapere una nota di Palazzo Chigi.
Il parametro della rapidità d’intervento fa scendere le quotazioni delle ipotesi di cartolarizzazione, che sono tutte da definire e sicuramente non sono gestibili in poche settimane. E riporta il focus sulla via maestra della compensazione fra i crediti incagliati e gli F24 gestiti dal sistema bancario. La strada è resa percorribile dal fatto che i nuovi criteri di contabilizzazione che saranno comunicati ufficialmente da Istat il 1° marzo chiederanno di calcolare questi crediti per competenza, imputandoli integralmente nell’anno in cui sono nati; con le conseguenze di peggiorare sensibilmente i saldi di finanza pubblica del 2021 e soprattutto del 2022, di generare un peso (minore) anche sul 2023 per il periodo pre-decreto di giovedì, ma di impedire che la compensazione abbia effetti negativi ulteriori anche sui conti di quest’anno. Le altre prospettive, dalle cartolarizzazioni al possibile intervento di Cdp e Sace, potrebbero tornare utili dopo per la gestione a regime.
Più complicato il secondo versante, quello legato a una possibile revisione della data in cui scatta lo stop alle cessioni, oggi fissata al 16 febbraio. La richiesta è arrivata corale dal mondo dell’edilizia, costruttori e proprietari, ma costa perché incide direttamente sui saldi di quest’anno.
La chiusura però non è netta: l’ultima parola spetta al Parlamento ma il governo giudica possibili alcuni correttivi per le situazioni più problematiche, soprattutto in area Sismabonus. «Bisogna studiare i possibili margini per venire incontro anche a Onlus e Iacp», aggiunge il viceministro all’Economia Maurizio Leo, «mentre per l’edilizia libera, quella priva della necessità di titoli autorizzativi per esempio per caldaie e infissi, si può ipotizzare l’introduzione di un tetto alla spesa».
In ogni caso il ritorno delle compensazioni sembra raffreddare un po’ anche le tensioni nella maggioranza. «Bisogna andare nella direzione alla quale il governo sta lavorando», sostiene il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri da Forza Italia, la più critica sulla gestione iniziale del decreto. Dall’opposizione Mariastella Gelmini e Marco Lombardo, del Terzo Polo, rivendicano che «quella della compensazione è la nostra proposta». Sulle barricate resta il Pd, che con il responsabile economico Antonio Misiani parla di «impatto disastroso» del decreto. E ovviamente i Cinque Stelle: «Da Meloni una manipolazione informativa sui conti», dice l’ex premier Giuseppe Conte.
Salva casa, occhio ai rischi per i tecnici asseveratori
di Guglielmo Saporito e Filippo di Mauro








