Riqualificazioni, solare, incentivi e caldaie: il lungo calendario delle case green
Col recepimento della direttiva Epbd, che potrebbe arrivare dal 2025 fino al 2040, nuove regole impatteranno su diversi settori. Tra vincoli per ristrutturazioni e indicazioni per i nuovi edifici
Impianti solari, sostituzione di caldaie, incentivi per le ristrutturazioni, edifici a zero emissioni. L’aggiornamento della direttiva Epbd (Energy performance building directive) non dà solo indicazioni sulla riqualificazione degli immobili, residenziali e non residenziali. Ma contiene un lunghissimo calendario di prescrizioni, che puntano nel giro di una ventina di anni a ridurre in modo rilevante le emissioni degli edifici. Si parte da subito, con obblighi che scattano già all’indomani del recepimento della direttiva, e si arriva fino al 2040.
Il riferimento, per adesso, è la proposta messa insieme a febbraio dalla commissione Industria, ricerca ed energia del Parlamento europeo, che fa diversi passi in avanti rispetto alle ipotesi della Commissione europea. Non è un testo definitivo - va precisato - perché dovrà passare ancora diversi step. Anzitutto, la plenaria del Parlamento, in calendario tra il 13 e il 16 marzo prossimo. Poi, ci sarà il Trilogo, la fase di trattativa tra lo stesso Parlamento, la Commissione e il Consiglio Ue: l’obiettivo è arrivare all’approvazione finale entro l’estate.
Da quel momento, scatteranno due anni perché i paesi membri possano adeguarsi. Per vedere il primo impatto di queste regole sul sistema italiano, allora, potremmo dover aspettare fino all’estate del 2025, quando tra le altre cose si vedrà l’impatto reale delle molte deroghe indicate dalla direttiva (eccezioni con scadenza nel 2037). Anche se, per la verità, la Epbd indica un obiettivo già per il 2024: il divieto di agevolazioni per l’installazione di caldaie alimentate a combustibili fossili.
Proprio il tema delle caldaie torna in diversi passaggi del testo. Il principio, in linea con quanto già affermato da Bruxelles, è che sia per i nuovi edifici che per quelli esistenti in fase di ristrutturazione, a partire dal recepimento della direttiva scatterà il divieto di utilizzare sistemi di riscaldamento a combustibili fossili. Soprattutto, le caldaie a gas. In questi limiti, però, non rientrano i sistemi ibridi (come quelli costituiti da una caldaia a condensazione e da una pompa di calore) e le caldaie certificate per funzionare con combustibili rinnovabili (come il biometano o l’idrogeno).
Per gli edifici esistenti la partita si gioca tra il 2027 e il 2033, quando scatteranno tutti gli obblighi relativi sia al residenziale che al non residenziale: la classe minima dovrà progressivamente diventare la D per tutti. Nella direttiva, però, si parla molto anche di edifici nuovi anticipando, rispetto al testo della Commissione, l’obbligo di realizzare edifici a zero emissioni (Zero energy building, Zeb). Già a partire da gennaio del 2026, l’obbligo scatterà per i nuovi edifici occupati, gestiti o di proprietà di enti pubblici. Negli altri casi la scadenza è il 2028.
Ancora, con la direttiva l’installazione di impianti a energia solare diventa centrale, salvo il caso nel quale l’installazione non sia tecnicamente idonea e funzionalmente fattibile. Dal recepimento della direttiva questi impianti diventeranno obbligatori in tutti i nuovi edifici pubblici e i nuovi edifici non residenziali. Poi, entro il 31 dicembre 2026, l’obbligo scatterà su tutti gli edifici pubblici e sugli edifici non residenziali esistenti. E così via, fino al 31 dicembre 2032 quando l’obbligo scatterà per tutti gli edifici sottoposti a ristrutturazioni importanti.
Ma le scadenze della Epbd guardano oltre. E puntano molto lontano, al 2040, quando scadrà l’ultimo termine per l’eliminazione dei combustibili fossili da tutti gli impianti usati nei nostri edifici. Il primo termine indicato per questo divieto, per la verità, è il 2035, ma i paesi membri potranno prendersi qualche anno in più, nel caso in cui il target risulti non raggiungibile.
Salva casa, occhio ai rischi per i tecnici asseveratori
di Guglielmo Saporito e Filippo di Mauro







