Condominio

Sulle caldaie a gas l’incognita del divieto dal 2029

di Giuseppe Latour

Abbandono graduale delle caldaie «a combustibili fossili» (cioè, il gas) autonome, da completare entro il 2029. Accompagnato dal loro declassamento nelle etichette di performance energetica, tra il 2025 e il 2026. Insieme alla chiusura, a partire dal 2025, di tutte le forme di agevolazione per questo tipo di tecnologie.

Mentre la revisione della direttiva Epbd (Energy performance of buildings directive), in discussione in queste settimane al Parlamento europeo, tiene in ansia milioni di proprietari di immobili in tutto il paese, c’è un ulteriore pezzo di regolazione europea che potrebbe mettere in discussione un altro dei riferimenti più sicuri degli italiani, quando si parla di casa: le caldaie a gas. Con il rischio (non ancora cristallizzato in una norma) che per questi apparecchi arrivi, nel giro di pochi anni, addirittura un divieto di commercializzazione.

Tutto parte da RepowerEu, il piano varato dalla Commissione europea per rendere i paesi membri indipendenti dal gas russo. Un piano che, per la sua natura, prevede linee di indirizzo e non indicazioni immediatamente operative. Tra i vari punti presenti al suo interno, uno viene dedicato alle caldaie autonome alimentate a fonti fossili, per le quali il piano indica il 2029 come data entro la quale chiudere la loro vendita sul mercato. Insieme a questo, l’altra indicazione è di prevedere un’etichettatura energetica più sfavorevole (e, quindi, penalizzante per la vendita) e di tagliare tutte le forme di incentivazione per questi apparecchi, reindirizzandole su altre tecnologie.

Tra le linee di indirizzo e le misure operative, però, passa molta distanza. Il divieto, cioè, potrebbe entrare in diverse forme in una futura norma: potrebbe essere impedita in maniera netta la vendita di caldaie a gas oppure si potrebbe prevedere che queste caldaie restino sul mercato, privilegiando però per il loro funzionamento tramite combustibili non fossili, come il biogas o l’idrogeno. Dando così spazio a tecnologie per le quali il mercato si sta già attrezzando.

«La direttiva candidata a dettagliare meglio questa previsione potrebbe essere l’Ecodesign - spiega Valentina D’Acunti, capo comparto gas di Assotermica, l’associazione dei produttori di apparecchi e componenti per impianti termici, federata in Anima Confindustria -. Per adesso la Commissione europea sta elaborando un testo, quindi ad oggi non esiste una definizione dettagliata di questo divieto. Di certo, l’impostazione più corretta sarebbe che, anziché vietare le caldaie a gas, vengano invece fissati dei requisiti che puntino all’utilizzo di apparecchi pronti all’utilizzo di fonti rinnovabili. Bisogna guardare a come sono alimentate le caldaie, perché è sbagliato pensare che queste siano realizzate solo per funzionare con combustibili fossili».

La soluzione, secondo i produttori, sta nell’approccio multitecnologico, che consenta a più tipologie di apparecchi di convivere e al mercato di orientarsi in base alle diverse esigenze, purché lo si faccia all’interno di standard elevati: «Vietando la commercializzazione di caldaie a gas - spiega ancora D’Acunti -, rischiamo di creare un mercato secondario di apparecchi antiquati, inefficienti e poco sicuri, che continueranno comunque a restare in molte case. La soluzione, invece, è mettere a disposizione tecnologie differenti per le diverse tipologie di clienti. Dal nostro punto di vista, ad esempio, gli apparecchi ibridi factory made (caldaia a condensazione e pompa di calore, controllati da una centralina unica integrata nel prodotto) rappresentano una delle soluzioni più intelligenti per soddisfare tutti i paletti europei». Sul tavolo, infatti, ci sono tutte le tecnologie “green gas ready”, pronte a funzionare con miscele crescenti di biocombustibili e idrogeno.

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