Lavori & Tecnologie

Truffe sui crediti, l’effetto blocco dei sequestri vale 3,4 miliardi

Per la Cassazione possono essere congelati anche i crediti acquisiti da intermediari finanziari in buona fede: inevitabile che il mercato ora si assesti su standard di controllo più rigidi

di Giuseppe Latour

Sono 3,4 miliardi i crediti inesistenti oggetto, fino ad oggi, di sequestri preventivi. Una cifra che è destinata a salire, visto che crediti per centinaia di milioni sono attualmente oggetto di indagini o di richieste di misura cautelare e che sono circa 7 miliardi i bonus al centro di presunte frodi.

Questi numeri sono il frutto dell’attività della Guardia di Finanza, in costante coordinamento su questo tema con l’agenzia delle Entrate. E dicono in modo evidente quale sia l’importanza delle sentenze con le quali la Cassazione, venerdì scorso (si veda Il Sole 24 Ore di sabato), ha affermato il principio in base al quale queste somme sono sequestrabili anche se approdate nel cassetto fiscale di un cessionario in buona fede.

Il caso più recente risale al 19 ottobre scorso. I militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo, emesso nella fase delle indagini preliminari dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica, per circa 186 milioni di euro di crediti d’imposta relativi a bonus facciate, ecobonus e bonus ristrutturazioni.

La Gdf ha così colpito un sistema fraudolento, emerso in prima battuta dalle analisi di rischio dell’agenzia delle Entrate, basato sulla creazione di falsi crediti d’imposta in capo a società e persone fisiche collegate agli organizzatori della frode, a fronte di lavori mai eseguiti: questi benefici fiscali, in maniera diretta o frazionata mediante cessioni intermedie, sarebbero poi stati venduti a un istituto finanziario.

Lo schema è ormai consueto. Quello di Napoli non è, ovviamente, il primo caso, perché la quantità di risorse oggetto di sequestro in tutta Italia è arrivata a valere, in base agli ultimi numeri disponibili a fine settembre, 3,4 miliardi di euro. Una cifra destinata fatalmente a salire, dato che il contatore delle frodi è già a quota 7 miliardi di euro circa. E che una parte di queste somme (in prevalenza formatesi prima della stretta di novembre 2021, quando è stato varato il primo decreto Antifrodi) è al centro di indagini in corso o di richieste di sequestro preventivo inoltrate alle Autorità giudiziarie. A fine giugno, per dare un’idea degli ordini di grandezza, questa voce valeva 2,7 miliardi.

In base all’ultimo orientamento della Cassazione, allora, queste somme possono essere congelate attraverso sequestri, anche quando siano finite nei cassetti fiscali di acquirenti in buona fede rispetto alla formazione dei crediti. In molti casi si tratta di intermediari finanziari (a fine giugno erano due miliardi circa, secondo i dati della Gdf, i crediti fittizi monetizzati presso intermediari), ma non solo: tra le cessioni a disposizione per monetizzare i crediti, la prima è libera e la quarta (finora utilizzata pochissimo) può essere rivolta a titolari di partita Iva.

In questo quadro, a valle delle sentenze, è inevitabile che, per ridurre i rischi, il mercato si allinei agli standard più rigidi di controllo in fase di acquisto. «Da questa sentenza della Cassazione - spiega Antonio Piciocchi, senior partner di Deloitte -, emerge chiaro come finalmente tutti possano ora convergere sul fatto che, presidi di controllo efficaci sia sotto il profilo fiscale, sia sotto il profilo Aml, opportunamente arricchiti di ulteriori elementi, quali ad esempio video in cui l’asseveratore tecnico si identifichi e riassuma i lavori oggetto di attestazione inquadrandoli brevemente, ispezioni in cantiere, a distanza e in persona, e altre soluzioni ancora da tarare sui casi specifici, costituiscono la best practice».

Per saperne di piùRiproduzione riservata ©