Due settimane fa è stato il forte vento – Eunice – a sradicare alberi e abbattere costruzioni nel Nord Europa. Ma in che modo il cambiamento climatico influenzerà il settore immobiliare? Fa il punto l’ultimo studio di Mckinsey su Climate Change and opportunities for Real Estate.

La transizione verso “net-zero” è entrata nell’agenda della politica, ma anche di operatori finanziari e immobiliari. Ma la strategia più efficace – spiega l’analisi di Mckinsey – la faranno, da un lato, la capacità di elaborare e incrociare dati continuamente aggiornati sul clima, l’area e il patrimonio immobiliare che si trova in una specifica area, così come la differenziazione strategica nel settore immobiliare, che, da solo, genera quasi il 40% delle emissioni globali totali. Di queste, circa l’11% è generato dalla produzione di materiali utilizzati negli edifici (tra cui acciaio e cemento), mentre il resto è emesso dagli edifici stessi e genera l’energia che alimenta gli edifici stessi.

L’analisi

La ricerca di McKinsey stima, infatti, che, approssimativamente, saranno necessari 9,2 trilioni di dollari di investimenti annuali a livello globale per supportare la transizione net-zero. «Per questo sono tre le azioni che gli operatori del Real estate dovrebbero mettere in campo per creare valore e non subire la transizione ecologica – ha spiegato Nicola Sandri, partner Mckinsey e global leader del settore infrastrutture di trasporto–: incorporare i rischi del cambiamento climatico nelle valutazioni degli asset e del portafoglio, perchè ciò richiede lo sviluppo delle capacità analitiche per comprendere i rischi fisici e di transizione sia diretti che indiretti; decarbonizzare asset e portafogli immobiliari, anche attraverso la capacità di attrarre investimenti e usufruire di incentivi. Infine, creare nuove fonti di valore e flussi di entrate per investitori, tenant e comunità. La tecnologia e gli algoritmi – ha concluso Sandri – ci mettono nelle condizioni di accedere a dati, analisi e misurazioni sempre più precise e capillari, ma per trarre valore da questi dati serve investire in team di intelligence, professionisti in informatica, ingegneria, risk management e finanza per costruire, ristrutturare, mantenere e gestire gli immobili, il cui valore dipenderà non solo dal rischio climatico ma soprattutto da quanto si riuscirà a contrastare tale rischio con attività di prevenzione».

Gli stress test della Bce

Tra alluvioni, incendi, frane e terremoti, le abitazioni più esposte ai fenomeni estremi legati ai cambiamenti del clima possono arrivare a perdere dal 5 sino al 45% del loro valore, come pubblicato dall’Eurotower ne “Gli scenari della Bce” tre settimane fa.

Un problema per i cittadini-proprietari e anche per le banche che li finanziano con mutui e prestiti, dato che sono molto esposte sul fronte immobiliare. Per questo tra marzo e luglio, la Bce condurrà una serie di stress test sulle banche europee che saranno resi noti nel III trimestre di quest’anno. I nuovi test della Bce includeranno anche l’impatto di elementi come i prezzi più elevati delle emissioni o dell’efficienza energetica sul mercato dei mutui ma non avranno conseguenze sui requisiti patrimoniali delle banche stesse.

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