Il contributo analizza la figura giuridica del casale, elemento iconico del paesaggio italiano, attraverso un approccio multidisciplinare che coordina il diritto urbanistico, edilizio, agrario e dei beni culturali. Partendo da una ricostruzione storica e funzionale del manufatto come fulcro della vita rurale preindustriale, l’indagine evidenzia la complessità definitoria di un bene privo di tipizzazione legislativa autonoma, ma soggetto a una stratificazione normativa «multilivello». L’attenzione si focalizza sulla interazione tra la normativa primaria (d.P.R. 380/2001, D. Lgs. 42/2004, L. 378/2003) e i princìpi costituzionali sanciti dall’art. 9 Cost., esplorando le delicate dinamiche tra proprietà privata e interesse pubblico alla conservazione del paesaggio. Vengono inoltre esaminati i profili civilistici legati alla comunione e applicabilità della disciplina del condominio (anche nella forma orizzontale o minima), con particolare attenzione alla gestione delle parti comuni funzionali alla attività agricola. L’analisi, infine, si sofferma sulle principali criticità applicative - dal mutamento di destinazione d’uso alla sanatoria delle difformità storiche - concludendo che il casale, in quanto «bene vincolato per stratificazione», rappresenti oggi un modello di tutela integrata del territorio dove la memoria storica e l’identità materiale prevalgono sulle logiche di sfruttamento economico.
L’analisi è stata condotta mediante un approccio giuridico volto a ricostruire la disciplina applicabile ai casali attraverso l’esame coordinato delle principali fonti normative in materia urbanistica, edilizia e paesaggistica. Segnatamente, si basa sulla verifica della normativa primaria (D.P.R. 380/2001, D.Lgs. 42/2004, legge 378/2003), interpretazione dei princìpi costituzionali con particolare riferimento all’art. 9 Cost., ricostruzione dottrinale della nozione di «territorio rurale» e «paesaggio...


