Crescono i cantieri per lavori legati all’efficientamento energetico. È l’effetto del superbonus, secondo quanto ha ricostruito ieri, nel corso dell’audizione in commissione Bilancio alla Camera, Ilaria Bertini, direttore del dipartimento Unità per l’efficienza energetica dell’Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, che si occupa anche di monitorare l’andamento delle agevolazioni per l’efficienza energetica.
«Facendo un confronto dell’ultimo anno, dal 31 marzo del 2022 al 31 marzo del 2023 - ha spiegato -, c’è stato un incremento medio in ogni regione d’Italia di circa il 65% dei cantieri aperti». Numeri che riguardano le asseverazioni raccolte: in base gli ultimi dati hanno superato quota 403mila. La distribuzione degli interventi, a livello territoriale, «non è proporzionale al numero di abitanti: le regioni che hanno più usufruito sono Veneto e Friuli Venezia Giulia, mentre le ultime Liguria e Sicilia», ha spiegato ancora Bertini. Inoltre, «non c’è una relazione troppo diretta con il reddito pro capite: la Lombardia è la prima in valore assoluto di tutte le asseverazioni, quindi con il numero maggiore di cantieri, e con il reddito pro capite più alto; ma subito dopo abbiamo Trentino e Valle d’Aosta. Invece Emilia Romagna e Piemonte, che hanno un reddito pro capite ugualmente alto, sono in una posizione molto più bassa».
Dall’Enea arriva anche una mappatura delle tipologie di lavori realizzati. Quelli più frequenti «sono l’isolamento dell’involucro, su cui si sono raggiunti 116 milioni di metri quadri, la sostituzione degli infissi e la sostituzione degli impianti di climatizzazione con principalmente pompe di calore elettriche e sistemi ibridi, che significa pompa di calore e caldaia, con un risparmio stimato circa di circa 10mila giga Watt all’anno». C’è, insomma, la conferma della grande attrattività di alcune tipologie di lavoro (come il cappotto termico e gli infissi), ma anche degli ottimi risultati ottenuti da pompe di calore e apparecchi ibridi.
Non c’è, però, solo il bilancio di quello che è stato fatto. Per il futuro, «l’Enea ritiene necessario e si permette di suggerire un riordino delle misure di sostegno allo scopo di fornire un quadro di regole chiaro, prevedibile e per lungo tempo. Semplificare e velocizzare le procedure, adottare un sistema incentivi basato sui risparmi ottenuti a seguito degli interventi, quindi adeguare l’incentivo ai risultati che si ottengono o che si stima di ottenere». È una conferma importante che va nella direzione ormai indicata da più parti: dopo i provvedimenti che hanno fermato il superbonus è necessario un ripensamento di tutta la materia delle agevolazioni fiscali per la casa, alla quale serve un tagliando. Solo in questo modo sarà possibile continuare a incentivare e promuovere gli interventi di riqualificazione del patrimonio residenziale.
A margine dell’audizione, poi, arrivano anche nuovi dati legati alla pubblicazione dei numeri sull’andamento del superbonus a marzo. Tra le voci monitorate dall’Enea, infatti, compare ora una distinzione tra gli investimenti totali e quelli ammessi a detrazione. In questo modo, cioè, è possibile sapere quali somme sono state spese ma non sono state portate in detrazione perché eccedevano i massimali fissati dalla legge. Questa cifra, stando al monitoraggio di marzo, è arrivata a poco meno di 1,3 miliardi di euro.


